Il disegno urbanistico


Tutta la vicenda della Partecipanza è legata a un'esigenza di sopravvivenza.
I centopievesi dovevano trovare risposta a un semplice quesito: come fare per sfamare tanta popolazione con così poca terra? É questa l'idea che sta alla base di un piano urbanistico di bonifica e razionalizzazione del territorio iniziato già dalle prime bonifiche del XIII secolo.

Il disegno urbanistico (ancora interamente leggibile sul territorio) prevedeva la suddivisione del territorio in appezzamenti chiamati ancora oggi "morelli": ogni morello é delimitato da lunghe capezzagne d'accesso, tutte in direzione Est - Ovest ed equidistanti fra loro di circa 192 metri.

Il fatto che queste capezzagne si susseguono in maniera ritmica e costante su tutta la zona del Malaffitto centopievese, induce a pensare che questa razionalizzazione del territorio sia antecedente alla separazione tra Cento e Pieve di Cento, avvenuta nel 1376.



Il paesaggio tra urbano e rurale



Con il susseguirsi delle suddivisioni periodiche, il territorio della Partecipanza si definisce sempre più come spazio urbanizzato: vengono infatti costruite le abitazioni, mirabile esempio di perizia costruttiva e di sfruttamento delle risorse locali.

Nasce così una realtà unica, in cui territorio, spazio urbano e spazio architettonico si fondono insieme per dare vita ad una vera e propria "città organica".


Le case

Le abitazioni costruite sugli appezzamenti di terreno della Partecipanza si affacciano sugli strabelli che attraversano longitudinalmente il territorio, dividendolo così in fasce di uguale larghezza.
Le case hanno tutte lo stesso orientamento verso Sud (per sfruttare il calore del sole), si trovano tutte al limite del campo coltivato per non sprecare nemmeno una piccola parte del terreno, e seguono le tipologia abitative originarie.

Le abitazioni nascono prevalentemente di piccole dimensioni, monofamigliari, per poi modificarsi con l'aggiunta di porzioni: la casa cresceva con la crescita del nucleo famigliare, per blocchi.

L'insediamento abitativo originario venne successivamente completato con una "casella" (edificio per l'immagazzinamento della canapa lavorata), un forno e un pozzo, definendo così un piccolo spazio cortilivo tipico della casa a corte aperta.
Il materiale utilizzato per la costruzione delle case è quello che i capisti trovavano in loco: terra per fare i mattoni, legno per i solai, le scale e le coperture.

La grande quantità di residui combustibili provenienti dalla lavorazione della canapa agevolò la cottura dei mattoni: iniziò così a diffondersi l'utilizzo dei mattoni cotti accanto a quello dei mattoni crudi, generalmente utilizzati per le murature interne.
Il fiume Reno

La vera protagonista della storia del territorio centopievese è l'acqua, non solo quella portata dai due fiumi principali, il Reno e il Panaro, ma anche quella dei tanti rivoli che alimentavano le valli e le paludi che ricoprivano la zona. Le emergenze e i dossi che costituirono i primi insediamenti, erano formati dai depositi rilasciati a seguito delle alluvioni dei numerosi corsi d'acqua.
La toponomastica ci aiuta a comprendere la natura del territorio centopievese, una vasta zona depressa circondata da rialzi del terreno: a est Dosso, Poggetto e Poggio (Renatico), a sud Argile e Argelato. Il paesaggio era scandito da un'alternarsi di acque palustri, canneti, boschi e foreste che rendevano difficile la messa a coltura dei terreni, ma che fornivano risorse importanti (caccia, pesca e raccolta) per l'economia della zona e la sussistenza degli abitanti.
A partire dal XII secolo diventarono sistematiche le opere di bonifica, intraprese per trasformare i terreni in campi coltivati e per dare ordine all'assetto idrico del territorio.

Per secoli gli abitanti del luogo hanno combattuto contro la furia distruttiva delle acque che inondavano i campi, raggiungevano le abitazioni e vanificavano in pochi attimi il lavoro di mesi: l'istinto di sopravvivenza portò alla costruzione di argini e alvei artificiali che riuscirono ad imbrigliare la forza delle acque.
Una delle più importanti opere idrauliche compiute dai centopievesi fu lo spostamento dell'alveo del Reno fra Cento e Pieve di Cento, compiuto nella metà del 1400.
Inizialmente il fiume, spesso impetuoso e difficile da controllare, scorreva a ovest di Cento, come si può ancora oggi desumere dalla toponomastica in cui riecheggia il suo antico corso: via Reno Vecchio, Renazzo, Corporeno, Reno Centese.
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