Le origini

La storia della Partecipanza coincide con la storia di Cento.

Fin dalle origini fu chiara la speciale fusione tra la città e il suo territorio: per secoli non si parlerà tanto di storia di Cento ma di storia del territorio centese, condizionato dalle acque e reso fertile e produttivo grazie al lavoro di un’intera comunità.
Le prime testimonianze scritte che documentano l’esistenza della comunità centopievese, risalgono alla fine del XII secolo, mentre la nascita e lo sviluppo del nucleo originario si può ragionevolmente far risalire intorno all’XI secolo quando, in una zona paludosa e boschiva, si formarono i primi nuclei abitativi.

Queste prime “emergenze” cominciarono ad identificarsi in un’unica comunità, che ben presto sentì la necessità di tutelare e proteggere la propria autonomia.
Risale infatti al 1185 l’accordo stipulato tra i centopievesi e il Vescovo di Bologna, con il quale si richiedeva di poter mantenere alcune consuetudini con cui era regolata la vita locale, sotto la protezione dello stesso Vescovo.


LA NASCITA DEL COMUNE RURALE

Il Vescovo riconosce una rappresentanza comunale agli abitanti a condizione che l'opera di bonifica e di risanamento del territorio sia sistematica e che vi sia un conglobamento urbanistico unitario. Nasce così una villa franca con un tracciato urbanistico "disegnato a tavolino", in base alle caratteristiche del luogo.
È in questa fase che i canali diventano strade e i dossi diventano borghi abitati: per poter realizzare le opere bonificatorie sistematiche il Vescovo incentiva l'insediamento stabile in queste zone, che cominciano così a diventare più popolose.

LA PRIMA PARTECIPANZA

Dalla fine del XII secolo il Vescovo di Bologna concesse in enfiteusi numerosi terreni paludosi e boschivi che circondavano il territorio. Le enfiteusi – concessioni ad un’intera comunità di vaste aree per periodi prolungati in cambio di una cospicua somma iniziale e un esiguo canone annuo – consentivano al Vescovo di rendere produttivi i territori di sua proprietà. Il terreno concesso alla comunità doveva essere ripartito tra i soli abitanti di Cento e alcune clausole presenti nei contratti enfiteutici rimarranno caratteristiche della gestione delle partecipanze: la clausola ad meliorandum, che sanciva l’obbligo di rendere produttivi i terreni, e la clausola ad incolandum, che imponeva di risiedere stabilmente sul luogo. Nel 1267 si conclude la prima opera bonificatoria delle zone dell’attuale Corporeno e Buonacompra, che già a partire dal 1263 erano state assegnate in enfiteusi della durata di 29 anni.

LA SECONDA PARTECIPANZA
Alla fine del XII secolo l’opera bonificatoria dei centopievesi interessa l’area del cosiddetto Malaffitto che, a differenza della zona precedente, continuava ad essere acquitrinosa per via del continuo spostamento del fiume Reno. L’operazione di riscatto questa volta non si compì attraverso l’enfiteusi (che dava maggiore autonomia d’intervento) ma con il rapporto d’affitto, rendendo l’acquisizione più lunga e faticosa nel tempo. L’iniziale appellativo di Buonaffitto venne così mutato in Malaffitto per sottolineare il magro affare concluso e la natura difficile del terreno.

LA DIVISIONE TRA CENTO E PIEVE
Nel 1376, quando ancora era in atto la bonifica del Malaffitto, la comunità si divide tra centesi e pievesi. La separazione delle due comunità corrisponde alla divisione del territorio del Malaffitto centopievese (l’attuale territorio di Renazzo e XII Morelli) in due parti proporzionali: 3/5 del territorio a Cento e 2/5 a Pieve di Cento. La bonifica del Malaffitto centopievese rappresenta l’intervento più impegnativo della comunità e portò alla razionalizzazione geometrica del territorio, legata alle suddivisioni ventennale.

LA PARTECIPANZA ATTUALE
L’attuale Partecipanza nasce dal Lodo Giulianeo del 1484 (dal nome del cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II) che riprende, dopo una momentanea cancellazione, la ridistribuzione periodica delle terre ai singoli capisti. Gli estromessi dalle divisioni, i cosiddetti Fumanti (coloro che non erano originari del luogo, i benestanti) costrinsero gran parte dei partecipanti a migrare verso le zone di bonifica. Avviene così una specie di scissione tra la Cento nuova, commerciale e poi preindustriale, e la Cento antica, partecipante che avrà il suo epicentro proprio a Renazzo, anch’essa progettata a tavolino: il termine Partecipanza si può fare risalire a questo momento.

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